| bebo's profileLa realtà D'ombraPhotosBlogLists | Help |
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May 18 Addio al chiaro di LunaCadrà dal cielo come lacrima di piombo quel giorno, rallento cristallo, in cui la luna non rifletterà più. Scivolerà in silenzio, nero e violento. Mi troverò solo a cercarti in una città senza stelle in un mare opaco di incertezze e ricordi. Rifletto negli occhi me stesso, quel me stesso di inconsistente riflesso di storia sepolta. Camminerò sulle nostre impronte coperte dal vento, polveri fini di assuefazione. Mi perderò sulla nostra via tra nausea ed ubriachezza. Alla luce di un lampione. Piangerà il Cielo le nostre musiche, risonanza emorragica, mi feriranno senza tregua, in un letto al buio divorato dall'assenza di sogni. Senza te non saprò camminare, senza direzione un sogno trasparente, mi brucerà il sangue sentirò evanescente e languida La scomparsa di noi. Non andartene, e se sarà, donami la tua ombra che mi parlerà di come un tempo brillavi per me. May 09 Schieramenti affini“ Si. Gli uomini sono un parassita dell'universo. Succhiano, disfano, trangugiano e si dimenticano dei propri errori. Sono per essenza i migliori prolificatori del creato, i meno a rischio di estinzione. Ma la natura ha commesso un enorme errore, gigantesco. Signori miei, la natura ha sbagliato. L'evoluzione fallito, la selezione naturale ha agito troppo frettolosamente. Povera idiota. La contraddizione fondamentale dell'uomo, che nello stato di disagio trova la migliore forma di reazione di proliferazione, nel contrasto tra istinti e morale è nata la nevrosi. Ma la stessa malattia psicologica nasce per eliminare il secondo dei due contendenti, è una patologia transitoria dell'uomo moderno. Nulla più. E' stato il figlio della nevrosi e del vizio che ha portato l'uomo a rappresentare l'undicesima piaga. La fine dell'universo. E' nato il sentimento di fuga dalla realtà, la creazione dei mezzi e la stipulazione di teorie. Suicidio, psicotropia resa perfetta. Surrogati del sesso e della vita di coppia. Niente più che fuga inconscia, deleteria, logorante e mortale. Cominciate quindi a temere, fratelli miei, il collasso nevrotico ed isterico dell'essere umano che non si è evoluto. Temete i surrogati della realtà, perchè i bufali scappando lasciano tabula rasa dietro, terrore di fronte.” L'essere asessuato, biondo ed etereo, ripiegò le ali che aperte lo rendevano maestoso e potente. Chiuse il suo blocco di appunti e fluttuando lievemente per alcuni metri si sedette sulla propria poltroncina. Intorno al tavolo altri come lui stavano discutendo a voce sussurata sugli interventi fino a quel momento proprosti. Tutti seduti, drink nella mano e sigaretta tra le dita. Una pistola nel cassetto a casa. Il sottile desiderio di caduta. Di cambiare vita. Di bruciare le proprie ali all'inferno. Brucianti di desiderio conversavano. Senza accorgersi di nulla, con pistole invisibili puntate alle tempie. Red Lion
Si svegliò. Stava albeggiando. Una mattina di Maggio troppo fredda e piovosa. Umida nelle ossa e scorbutica nell'offrire primi pensieri scaldati al microonde. Si strofinò gli occhi, più volte, le congiuntive infette gli incrostavano gli occhi come fossero ostriche poco cotte. Il mondo si presentò in tutta la sua scortese apparenza. Nessuno intorno, odore di pioggia e smog in un valzer nauseante, la schiena mugolante e le mani contratte dal fredo della notte. L'uomo si alzò in piedi. La figura si mostrava nella contraddizione di maestà e miseria, intelligenza della cornea e trascuratezza dell'essere. Brillava di ombre, di alcolismo e cultura, tabagismo e poeticità. Un laureato portato in misria dal fallimento della new economy e da una rapina senza assicurazione. Si aggirava come un ombra da una panetteria all'altra, chiedendo una pagnotta. Raccolte 10 pagnotte con estrema facilità data la sua gentilezza e il buon nome che si era conquistato nel quartiere per la qualità della sua erba. Un papavero appassito dal lungo stelo, pendeva rosa salmone dal suo cappotto di velluto. Era l'ultimo ricordo di un'altra vita, percepita ancor più amara della povertà e della fame. Il fallimento della morte. Dalla parte opposta nella tasca un diamante. Un diamante rosso. Red Lion. Nessuna spiegazione, lo aveva in tasca, autenticato e dimenticato. Un' immensa ricchezza senza spiegazione. Nessuno era a conoscenza di questo piccolo e cristallino segreto, egli stesso non ricordava dove e come fosse precipitato nella sua tasca. La fortuna non ha spiegazioni, eventi che si annidano dietro il velo della ragione e se taglienti abbastanza, lacerano la realtà. Il positivo ed il negativo sono poi realtà amanti, quindi nessuno le disturba nel loro accoppiarsi. Forse la consapevolezza di essere molto più ricco di coloro che gli facevano elemosina, forse la loro pietà, lo costringevano in una prigione di egocentrismo e voglia di beffa dalla quale la considerazione personale non voleva farlo uscire. Se ne stava così. Povero ed umiliato dalla pietà dei centesimi, dai visi induriti della gente incravattata, si sdraiò sul marciapiede/casa su cui dormiva. Prese un cartone e ci scrisse “Sono molto più ricco di voi, datemi i vostri soldi perchè così non appaio, perfido sono senza timore lo affermo. Se credi di essere più ricco e migliore di me, lascia una moneta, regnerai nella beneficienza di un paradiso divino” La gente divertita dalla pazzia di questo clochard lasciava copiose monete. Raggiunta una certa cifra, le cambaiva in banconote. Cambiava quartiere e donava alla chiesa i propri risparmi. Un cielo arancio marcio, una sera d'estate morì. Con la ricchezza del mondo in una tasca, legata dallo stelo di un papavero senza colore. Il bianco e nero nell'anima, ed il rosso sangue nei riflessi di un diamante. . “E così l'uomo potrà scegliere se l'inferno o il paradiso” DirezioniVuoto, buoio, freddo. Un cerchio indaco tracciato nel silenzio mi separa dal giusto. Dal contesto fuggo sudato di lacrime e pioggia. Vorrei respirare oltre la cassa toracica, goccie di violini, traffito da contraddizioni. Prendono vita se definite. Giallo infetto di speranza molle. Godo, cado, affogo. Il mondo crolla ossidato dalle proprie urla. Freme il cielo in cerca del vento. Seconde notti di nozzeMorbdo e soffisce si apre il desiderio, squarcio nel silenzio di abitudine, di sussurare parole al sonno all'orecchio del mio angelo. Creando sogni. Dio di realtà che estranee colerebbero, infintite di spasmi e felicità verde smeraldo. Al di fuori, insonne, ti guardo. Oltre piove, odio il freddo. Dormi piccola, sole e luce regalerò al tuo mondo sussurrando la mia forza. La violenza con cui saprei combattere per te. Solo per te. Il vincolo del snague lega la mia proiezione alla tua carnalità eterea. Solvente. |
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